Lutto e Natale

Mi ricordo il primo Natale dopo la tua morte. 

Il senso dell'assurdo del primo Natale dopo la tua morte.  

Non che fosse necessario il Natale per conclamare il senso dell'assurdo.

Però, diciamo, che il Natale è stata una buona occasione per rimarcarlo.

Il senso dell'assurdo, l'assurdo in sé, di tutte le cose che continuavano a succedere, ad avere luogo, a esistere, semplicemente a esistere dopo la tua morte assurda, improvvisa.

Tutte le cose e tutte le persone che continuavano a fare cose, le loro cose, la loro vita. 

La mia, invece, scomparsa in un battito di ciglia. 

La nostra vita, scomparsa.

Non che fosse necessario il Natale per rimarcare tutto questo. per carità.

 

Però, ecco, sarà che il Natale ci mette il carico da undici. 

Per quanto ci si possa rendere impermeabili, saranno tutte quelle cose che, di qua e di là, il Natale porta con sé. 

Sarà la gioia, ecco, la gioia del Natale quando tutto dentro di noi è spento, piatto, stand-by, off

E quando quello che c'è fuori ha perso completamente senso. 

Saranno le luci quando dentro di noi tutto è buio. 

Sarà lo stare insieme, l'abbracciarsi, il sorridere. 

Sarà che tutto questo è proprio ciò che non potremo mai più avere, mai più in questa vita, in questa dimensione: con la persona morta. 

 

Sarà per questo, ecco, che il Natale può diventare - di fatto per me è stato così - ulteriore benzina sul fuoco. 

Oppure benzina gettata sulle ferite aperte.

Oppure l'ennesima stilettata. 

Non so. 

 

E non è che poi il secondo e il terzo Natale dopo la tua morte siano stati molto diversi.

Per quanto mi riguarda, per me la cosa ideale sarebbe stata che il Natale mai più fosse tornato sulla faccia di questa Terra, mai più. 

Esattamente come tante altre cose.

Esattamente come mai più sarebbe tornata la mia vita di prima.

Mai più qualunque cosa avessi fatto.

Qualunque. 

 

Devo dire che nell'ultimo anno e in questo in cui sto scrivendo il mio focus, almeno per quanto riguarda il Natale, si è un po' allentato.

 

Ma al di là di questo mio ricordo, che fare se il Natale è alle porte e stiamo vivendo un lutto?

 

Io penso che per le situazioni realmente complesse di questa nostra vita, non vi siano veri e propri consigli da dare, perché non si tratta in fondo di: cosa è giusto o cosa è sbagliato

Forse vale la pena ricordare ancora una volta che non reagiamo tutti allo stesso modo al medesimo evento, non reagiamo tutti allo stesso modo al dolore

Per quanto mi riguarda, posso dire che è sempre stato controproducente, altamente controproducente, ritrovarmi nelle situazioni in cui: si fa finta che la morte non sia mai passata.  

Queste situazioni sono ahimè la pressoché totalità di quelle in cui ci si può ritrovare quando si vive un lutto. 

Il Natale e in generale i giorni di festa, le ricorrenze e simili, non fanno certo eccezione, anzi.

 

Per cui l'unico consiglio, se così si può dire, o meglio una sorta di augurio che da questo mi viene è: di non fare ciò che non si vuole, veramente, fare. 

Anche se le sollecitazioni saranno verosimilmente molteplici e rivolte tutte in un'unica direzione: portarci fuori dal dolore che stiamo vivendo. Del resto non conosciamo altri modi, non ci viene insegnato altro, quando si tratta del dolore.  

Non è detto che la nostra scelta verrà condivisa o compresa, anzi molto probabilmente sarà esattamente il contrario. 

Ma io penso, o almeno ho imparato, che davvero non si può essere, né si deve essere compresi da tutti. 

Il nostro tempo e il nostro spazio ci sollecitano, tra le altre cose, a dover andare sempre d'accordo con tutti, a dover essere sempre compresi, condivisi nelle nostre scelte. 

Si capirà, se ci si sofferma un momento di più sul punto, che si tratta di un ideale irrealizzabile

Forse di tutto questo ci si può non rendere mai conto in questa vita. 

Forse situazioni estreme come la morte e il lutto possono portare a vedere queste e altre cose. 

 

L'unica cosa che vi non vi auguro per questo Natale , e in verità per qualunque altro periodo dell'anno, è di fare ciò che ho sentito dire ancora una volta proprio in questi ultimi giorni, e che in verità non aveva nulla a che fare con le festività ma che, proprio per questo, rende ancora meglio l'idea di quanto questo meccanismo sia parte integrante del nostro agire senza che quasi ce ne possiamo rendere conto. 

Quella cosa per cui: «Mi metto una bella maschera e faccio finta che ...» 

 

Ecco, è l'unica cosa che non vi auguro.

Per quanto mi riguarda, non serve a nulla, anzi è addirittura controproducente. 

Per quanto mi riguarda non serve a nulla cercare di voler contenere un dolore che, semplicemente, è troppo grande per essere contenuto. 

Non serve a nulla fare finta di stare bene quando si tocca il fondo della desolazione. 

Non serve a nulla fare finta che poi, in fondo, tutto sia già passato o, ancora peggio, che nulla o nulla di così grave sia in fondo mai davvero successo.  

Se poi a qualcun altro tutto questo dovesse essere d'aiuto, bene, lo faccia! 

 

Se in questo periodo vi trovate vicino a una persona che sta vivendo un lutto e volete davvero aiutarla, forse potreste pensare di fare voi un passo verso il suo mondo, verso il momento che sta vivendo, invece di volerla necessariamente tirare fuori da esso. Perché è molto probabile che questo mondo sia l'unico spazio che la persona al momento è in grado di abitare. Perché il dolore, per quanto strano possa sembrare, vuole essere sentito. E perché permettersi di sentire il dolore, di attraversarlo sì, di viverlo sì ma anche, molto più brutalmente, di sopportarlo, può essere - confermo! - estremamente, ma estremamente faticoso

Fare un passo verso il mondo della persona che sta vivendo un lutto non per: modificarlo, cambiarlo, attenuarlo, quando da modificare, cambiare, attenuare almeno per il momento nulla vi è, e non è poi detto che questo momento abbia per tutti la stessa durata ma, molto più: accettare il dolore che la persona sta vivendo per quello che esso effettivamente è.  

Un dolore enorme, incalcolabile, un dolore totale, in questo momento un dolore assoluto. 

Fare tutto ciò può essere qualcosa di molto, molto faticoso. 

Molto più faticoso, penso, del proferire frasi come: «Andrà meglio», «Il tempo guarisce tutte le ferite», «Ti farebbe bene distrarti» e, peggio ancora, «La vita va avanti» «Lui/lei non vorrebbe mai vederti soffrire così». 

 

E poi ... alzo gli occhi al cielo e ti penso. 

 

Se hai vissuto o stai vivendo un grave lutto in questo periodo e vuoi lasciare un tuo pensiero, ricordo o testimonianza, puoi farlo qui sotto. 

 

Nora

 

#il mio lutto

#vivere il lutto oggi

#pensieri su lutto, morte e vita

Scrivi commento

Commenti: 0