In questa sezione affronto più specificamente alcuni dei testi e dei contenuti che cito o a cui faccio riferimento nei singoli post. 

Capiterà forse anche a te che stai leggendo di ritrovare in queste parole, in queste pagine: proprio ciò che in questo momento stai cercando. 

Perlomeno questo è il mio auspicio!

Nora  


 

              C.S. Lewis, Diario di un dolore,  Adelphi, Milano 1990 

(orig. A Grief Observed, 1961) 

 

 

«È l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa.» 

(p. 29)

 

Di libri sul lutto abbondano gli scaffali delle librerie reali e virtuali.

Di libri su come superare il lutto, come ricominciare a vivere, tornare a essere felici dopo il lutto.

Bene.      

Ma è bene anche che vi siano i libri come quello di C.S. Lewis.

Almeno per me è stato un bene.

Forse potrebbe esserlo anche per qualcun altro.

È per questo che ne scrivo.

 

Personalmente continuo a trovare la traduzione letterale del titolo migliore di quella effettivamente usata in italiano.

Perché il libro di C.S. Lewis è null’altro se, null’altro da, niente di più e niente di meno di: un lutto osservato.

Ma questo chiaramente non ne altera la sostanza.  


Ph. Ariès, Storia della morte in Occidente,  Rizzoli, Milano 1978 

(orig. Essais sur l'histoire de la morte en Occident, 1975) 

 

 

«Il vecchio atteggiamento per cui la morte è al tempo stesso familiare, vicina e attenuata, contrasta troppo con il nostro in cui la morte fa paura al punto che non osiamo più pronunciarne il nome» 

(p. 26)

 

Il libro di Philippe Ariès è una raccolta di saggi in cui lo storico francese ripercorre e documenta l'evoluzione degli atteggiamenti sociali verso la morte.

Così per noi esseri umani della sempre più fluida e virtuale era e, ancor più per le cosiddette ultime generazioni, può essere sorprendente venire a sapere che c'è stato un tempo, un tempo lunghissimo, un tempo durato secoli in cui: la morte non era un tabù.  

 

Il lungo tempo della morte addomesticata degli uomini Antichi e di quelli del primo Medioevo è il tempo dalla concezione collettiva del destino e della socializzazione che non separa l'uomo dalla natura, il tempo in cui: 

 

«La familiarità con la morte è una forma di accettazione dell'ordine naturale [...]» 

(p. 34) 


 

R. Kachler, Il mio lutto ti troverà. Un nuovo approccio al lavoro del lutto

(orig. Meine Trauer wird dich finden. Ein neuer Ansatz in der Trauerarbeit, 

Kreuz Verlag, Freiburg i. B. 2005)

Non tradotto in italiano

 

Siccome in questo caso si tratta di un testo non tradotto in italiano e disponibile solo nell'originale in tedesco, ho deciso di tradurre io la prima parte del primo capitolo allo scopo, che è poi quello che si prefigge questa sezione del sito, di fornire un quadro introduttivo e generale dell'opera. Il mio lutto ti troverà. Un nuovo approccio al lavoro del lutto è il risultato dell'esperienza personale e professionale vissuta dallo psicoterapeuta tedesco Roland Kachler in seguito alla precoce, improvvisa, dolorosa morte del figlio

Forse è sufficiente questo per evidenziarne il valore. 

Proprio in aperta dialettica con la tradizionale psicologia del lutto il libro è esattamente dedicato a: tutto ciò che resta dopo la morte, nel e oltre il dolore della perdita. Ciò che resta dentro, ciò che resta fuori

Alcuni esempi ulteriori dei capitoli successivi possono confermarne l'idea: Ma l'amore resta - Il lutto come processo relazionale creativo, Il lutto cerca un luogo sicuro o, ancora, Vivere con il ricordo - «Ciò che ho vissuto con te, non va perduto.» Determinanti ed emozionanti per quanto riguarda la relazione, il rapporto con la persona oltre la sua scomparsa fisico-materiale sono i capitoli: Vivere con i simboli della natura e Vivere con la trascendenza. 

Nel corso degli anni il libro di Roland Kachler è stato più volte rieditato e attualizzato. anche in risposta all'ottima accoglienza da parte del pubblico. 

Ma intanto, come dicevo, l'inizio ...