Mi dicono: «Passerà». Mi dicono: «Andrà meglio.»
Ma: come fanno a saperlo?
Non si tratta di loro,
Non è successo a loro.
La loro vita prosegue come prima.
E poi: i tempi sono tutti al futuro. Passerà. Andrà ...
Ma che ne è di ora, qui?
Il fatto è che questo dolore è diverso da tutti gli altri.
Diverso da tutte le altre interruzioni, conclusioni vissute finora.
Un dolore di cui non ho mai sentito parlare per come davvero si presenta.
Non ho mai sentito parlare della potenza vera, reale, fattuale di questo dolore.
Né di tante altre cose che hanno a che fare con questo dolore.
Per qualunque aspetto della nostra esistenza ci vengono costantemente fornite indicazioni, informazioni a non finire, puntuali e precise prescrizioni: ma questo dolore sembra sfuggire a tutto questo, esso sembra non starci, non rientrarci, non far parte del quadro, questo dolore semplicemente sembra: non esistere.
Mi ricordo l'inverno dopo la tua morte.
La grossa nevicata. La gente che pattina sul ghiaccio. Ma a me manca la terra sotto i piedi.
Mi ricordo il silenzio delle mie urla quel pomeriggio al semaforo.
A questo mondo, tra l'altro, non si può urlare.
La musica è una buona cosa. Se non fosse che io ora non riesco nemmeno a sentire la musica.
Non importa che tipo di musica.
Qualunque suono può farmi crollare, letteralmente capitolare.
E poi quell'uomo. Quello che mi sta proprio davanti, in attesa del verde, al semaforo. Ah. Al semaforo.
Quello con lo zaino sulle spalle, lo zaino uguale al tuo.
Non simile, proprio lo stesso, lo stesso con cui sei uscito di casa quel giorno; è da allora che ho smesso di vederlo intorno a me, come tutto il resto, quando tutto all'improvviso è cambiato.
Mai più da nessuna parte e all'improvviso davanti ai miei occhi.
Forse ho trovato un' altra stanza, più grande.
Interiormente penso non mi manchi nessuno dei crismi della sfollata, esteriormente continuo a essere contornata di pacchi e scatole, scatoloni e valigie.
In fondo non vorrei far altro se non: stare ferma.
In seguito avrei sentito parlare della necessità nel lutto di: stare fermi.
Salvo poi rendersi conto nello stesso momento: di non riuscire nemmeno a stare fermi.
Un continuo, sfiancante andirivieni.
La tua cifra continua a venirmi incontro.
Inconfondibile.
Sembra un meccanismo.
Quando io sono da te nei pensieri.
Ma ancora devo prenderci la mano.
Se hai vissuto o stai vivendo un lutto grave e vuoi lasciare un tuo pensiero, ricordo, una tua testimonianza, puoi farlo qui sotto.
Nora
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