March is the Month of Expectation.
The things we don't know -
[...] are coming now -
(Emily Dickinson)
Mi viene incontro questa poesia.
Quasi un anno dopo la tua morte.
Ah.
Devo dire: una stilettata bella e buona.
Ma nel senso che: queste righe mi parlano così tanto.
Mi dicono così tanto.
Per via della concatenazione degli eventi, dei piccoli grandi eventi.
Prima che tutto cambi.
In qualche modo ancora e contemporaneamente: una sorta di scintilla.
Soprattutto perché intorno a me non faccio altro che sentire una cosa, una e sempre una e null'altro che una.
Quella cosa che poi si lascia ricondurre a una sola, unica parola, che sento ripetere di qua e di là, anch'essa un ritornello, un leitmotiv.
IL CASO.
Come se tutto davvero null'altro fosse stato se non: un CASO.
Come non vi fossero mai collegamenti.
Come nulla fosse mai collegato a null'altro.
Ma, davvero?
Eppure, che so io, se solo ripenso alla questione della scossa.
Così tante volte, a casa.
Poco prima che tutto cambi,
Ho preso la scossa.
Ah,
A un certo punto, dopo, come dal nulla all'improvviso: e che scossa!
Quando tu sei uscito di casa senza mai più tornare.
E poi mi ricordo di te quando invochi: la tua pace!
Io so che tu hai fatto, che tu hai detto questa cosa, io mi ricordo di te che dici questa cosa in cucina vicino alla finestra.
Poco prima che tutto cambi.
Ah.
Così, per fare un esempio.
E quella cosa, quella parola che io ho scritto in un quadernetto veramente senza pretese alcune, così, che vuoi che sia, un appunto, un concetto, un segno.
Un quadernetto in cui di tutt'altro si trattava davvero, di tutt'altro da te, mai e poi mai la cosa riguardava te.
Poco prima che tutto cambi.
Quando io in alto in un angolo della pagina ho scritto la parola: lutto.
Per dire.
Come mai nulla fosse collegato ad altro.
Nei tempi in cui la morte non era un tabù, l'unica morte di cui l'essere umano aveva paura era proprio la morte non preannunciata, quella di cui egli non si rendeva conto. La morte improvvisa. Era l'unica forma di morte della quale anche allora non si parlava (su questi aspetti vedi anche Storia della morte in Occidente nella sezione Lutto: Libreria e Rete),
Nel nostro tempo e nel nostro spazio le cose vanno esattamente all'opposto e l'auspicio è proprio quello di morire senza accorgersene, senza avere consapevolezza alcuna della propria morte, magari dormendo. L'ultima cosa di cui ci si vuole rendere conto è che la morte potrebbe essere vicina.
Anche in virtù di questo risulta funzionale la questione del: CASO.
Come mai nulla fosse collegato ad altro.
Come non vi fossero mai collegamenti tra cose, eventi, situazioni.
Come se la morte ancora una volta nulla c'entrasse, ma davvero nulla, in fondo e ancora una volta: con tutta la nostra vita, con tutto il resto della nostra vita.
Ecco, così.
Il punto, poi, è ancora e ancora questo.
Ma, davvero?
Se hai vissuto o stai vivendo un lutto grave e vuoi lasciare un tuo pensiero, ricordo, una tua testimonianza o riflessione, puoi farlo qui sotto.
Nora
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