Di quale lutto/morte parli?

Del lutto e della morte dell'uomo comune, della morte e del lutto privati, del lutto e della morte che riguardano prima o poi tutti in questa vita.

La parola in sé dice già molto. Laddove qualunque altro aspetto della nostra esistenza viene sollecitato alla condivisione reale e sempre più virtuale, la morte e il lutto invece: sono, restano qualcosa di assolutamente privato

Forse essi rappresentano gli unici aspetti, gli unici elementi della nostra esistenza a ricadere ancora sotto il termine della riservatezza

La morte e il lutto sono e restano e devono restare qualcosa di privato, di assolutamente privato, di talmente privato che, in fondo, non si deve vedere

Perché il concetto della fine e del dolore non rientra, non sta, non c' entra nel nostro tempo e nel nostro spazio fluido-virtuali improntati ai principi interconnessi del mantenimento dello stato di felicità a quello del profitto, ai principi della velocità, del successo, della prestazione, della soluzione.  

In tutto questo l'idea della morte di sé, la rappresentazione della morte di sé e della morte dell'altro vicino, conosciuto, amato sono concetti che non possono, non debbono rientrare. Sono concetti, idee e poi esperienze che vanno quanto più possibile ritardati, elusi, espunti

Di fatto quando poi la morte e il lutto davvero avvengono, davvero hanno luogo, davvero esistono: si fa di tutto, ma veramente di tutto per non vederli

Seppur anche la morte e il dolore siano elementi comuni dell'esistenza umana, essi sembrano appartenere ad un'altra metà del cielo completamente oscurata. 

Parlo di questa morte e di questo lutto. 

Di questi aspetti ho già scritto in alcuni post precedenti. Essi ricorrono in questo blog perché sono ricorsi nella mia esperienza, nella mia storia.

Così rimando, ad esempio, ai post Sul mito del: lasciar andare. Ma davvero dobbiamo? e Lutto e aspettative sociali ma, anche, a Tempo, Vedova a 37 anni, Autunno - Nell'altra stanza e Inverno - Tra i mondi

Un'incursione estremamente potente, in quanto autentica nell'esperienza della morte e del lutto si ritrova nel libro di C. S. Lewis, Diario di un dolore. Il libro di Ph. Ariès, Storia della morte in Occidente ripercorre le evoluzioni per cui la morte è diventata nel corso dell'ultimo XX secolo il principale tabù dell'essere umano e il dolore del lutto un sintomo da curare nel più breve tempo possibile. Per questi testi rimando più specificamente alla sezione Lutto: Libreria e Rete.  

 

Di quale lutto/morte parli?

Mi è sembrato utile ricordarlo. 

Perché qualcuno potrebbe dire, potrebbe pensare che: in fondo nel nostro tempo e nel nostro spazio si parla eccome di morte, di dolore, hai voglia se se ne parla. 

Se ne parla a riprese e per tempi sempre più lunghi su una serie sempre più ampia e diversificata di mezzi di informazione, comunicazione e condivisione di massa. 

Ma ciò non è altro che il risvolto della medaglia, l'altro lato del tabù o, forse ancora, la sua estrema, ultima, più recente evoluzione. 

Forse Ph. Ariès avrebbe aggiunto un ulteriore capitolo al suo libro, se avesse assistito in prima persona al colpo di coda dello scorso XX secolo e all'inizio del XXI in corso. 

Chiaro è che le sue argomentazioni restano un punto di accesso fondamentale per mettere a fuoco le più originali evoluzioni del tabù

 

Là dove la morte di sé e la morte dell'altro vicino, conosciuto, amato sono concetti e esperienze così lontani da noi, così inaccettabili, collocati su una linea del tempo sempre più lunga, sempre più sostenuta e coadiuvata da medicina, scienza e tecnologia e là dove, come in una sorta di inconscio collettivo, l'unica morte di cui invece sembra lecito parlare, nella quale sembra lecito effondersi, effondersi come non vi fosse mai, appunto, fine, sembra essere: la morte dell'altro lontano, sconosciuto, estraneo, mai realmente incontrato e soltanto fittiziamente noto, conosciuto per il filtro, la mediazione della cronaca e, sempre più e soprattutto dei media audiovisivi

Là dove la morte di sé e la morte dell'altro vicino, realmente conosciuto semplicemente non esistono, non sono contemplate, non fanno parte del nostro immaginario - e quando poi di fatto la morte davvero irrompe si fa di tutto, ma veramente di tutto per non vederla -, e dove al tempo stesso, come un vero e proprio altro lato della medaglia, l'unica morte di cui sembra lecito parlare, sembra essere; quella dei misteri criminologici e investigativi, dei casi da risolvere, da analizzare, vivisezionare, la morte della prossima puntata del prossimo true crime, della prossima serie, del prossimo cold case

Così da risultare assai curioso il fatto per cui nello spazio fluido e virtuale degli schermi e della rete vi siano intere flotte di utenti che trascorrono il loro tempo a discorrere e teorizzare sulle morti di persone che mai hanno realmente incontrato, conosciuto - ed è molto probabilmente proprio per questo e solo per questo che possono parlarne come fanno -, che vi siano interi equipaggi di utenti dediti ad indagare, esplorare, a studiare casi di morte che ancora una volta non hanno riguardato né loro né le persone loro effettivamente vicine e che poi, però, quando la morte passa davvero, quando il dolore è lì, davanti agli occhi e al di là dello schermo, nessuno voglia realmente vederlo

Risulta curioso che nessuno ma proprio nessuno consigli alle ormai sempre più incommensurabili schiere di indagatori delle morti degli altri di andare a fare, loro, una bella terapia e che ciò, invece, venga costantemente instillato in chi vive il dolore reale per la perdita di una persona realmente amata, realmente conosciuta, realmente nota. 

 

Se hai vissuto o stai vivendo un lutto grave e vuoi lasciare un tuo pensiero, ricordo, una tua testimonianza o riflessione, puoi farlo qui sotto.  

 

Nora

 

#il mio lutto

#vivere il lutto oggi

#pensieri su lutto, morte e vita

#morte, lutto, storia e società 

 

Opere citate: 

C. S. Lewis, Diario di un dolore, Adelphi, Milano 1990 (orig. 1961)

 

Ph. Ariès, Storia della morte in Occidente, Rizzoli, Milano 1978 (orig. 1975)

Scrivi commento

Commenti: 0